Un post a scoppio ritardato

Un paio di puntate fa, a Ballarò, si è parlato del processo breve. Che in linea di principio è una cosa sacrosanta, ma che, calato in questa invereconda giustizia italiana, ha il solo effetto di estinguere (leggi cancellare) migliaia di processi in corso.  Il processo breve colpisce innanzitutto una categoria di vittime: i lavoratori, le migliaia di vittime e loro familiari di incidenti sul lavoro, provocati da imprenditori senza scrupoli. Ecco, mi sarei aspettato che davanti al Ministreo di Giustizia Alfano, il leader sindacale anch’egli presente in studio a Ballarò avesse denunciato questo, pretendendo sostanziali  modifiche al testo di legge. Ed invece nulla. Questo è un post a scoppio ritardato, per sototlineare uno scoppio che non  c’è stato.

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Un senso a questa storia

Magari Vittorio Feltri riesce a dimostrarci che l’operaia, madre di quattro figli,  ingiustamente licenziata e reintegrata dal giudice sul luogo di lavoro, è in realtà una lavativa, una che nuoce gravemente alla salute del progresso, e che la decisione presa dalla sua datrice di lavoro, o meglio padrona,  nonchè vicepresidente di CONFINDUSTRIA AVELLINO,  di spedirla a lavorare in India, è un bene per il progresso economico irpino, e per la lavoratrice stessa, che potrà coniugare lavoro e meditazione spirituale. Magari.

In attesa di questa prova contraria, la vicenda della signora Gaetanina Di Paolo (lavoratrice)  e della signora Federica Vozzella (impreditrice e vicepresidente di CONFINDUSTRIA AVELLINO) è una vergogna, così come l’ha giustamente definita il segretario dei metalmeccanici UIL, Gaetano Altieri.

Ora, a parte il fatto che la storia del trasferimento in India puzza anche un po’ di elusione del provvedimento giudiziario, quello che interessa sottolineare con matita rossa e blu, non è solo il fatto in se’: roba da prima rivoluzione industriale, talmente rozza da far pensare che in Irpinia il tempo non si sia fermato, ma sia andato indietro (diamine, anzi desmon, quale capodanno abbiamo festeggiato?).

In un paese normale, come ci piace dire, la signora Vozzella sarebbe già stata chiamata dai suoi colleghi industriali, che lei rappresenta,  subito dopo la sentenza del giudice che aveva accertato (non in maniera definitiva) comportamenti ingiusti nei confronti di una lavoratrice.  Figurarsi dopo questa pezza a colori del “comando” in India.

Grazie alla stampa, la vicenda è, per fortuna, sfuggita di mano, sia agli imprenditori, che ai sindacalisti. Gli imprenditori hanno fatto di tutto per ridimensionarla; pare che la signora Vozzella abbia definito il fatto una non notizia.  I sindacalisti hanno giustamente denunciato il fatto (Altieri guida la mia classifica provvisoria di personaggio dell’anno 2010) e quasi tutti, adesso sanno che la cosa, almeno per il momento, non può finire nel dimenticatoio, sacrificata, magari, in nome delle beneamate relazioni industriali tra parti sociali. Del resto, se le relazioni industriali producono questi risultati, sarebbe bene interrogarsi anche su tante altre vicende.

Ora bisogna provare almeno ad andare sino in fondo. Per dare un senso, e prima ancora un lieto fine,  a questa storia  i comunicati da soli non bastano.

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A casa

La crisi occupazionale esplosa ancora più drammaticamente in questi giorni toglie ogni alibi alla situazione economica regionale. Le industrie campane, salvo pochissime eccezioni, licenziano, riducono le loro dimensioni, perchè si scoprono vecchie, capaci di produrre poco e male prodotti che non sono voluti dal mercato. Sepolto il polo siderurgico di Bagnoli a Napoli, ferita quasi a morte la FIAT in Campania, da Pomigliano a Pratola Serra, passando per i bluff del polo informatico a Battipaglia e a Marcianise, cosa resta della industria campana, che dal 1970 ad oggi ha ricevuto il doppio, se non il triplo dei finanziamenti rispetto al settore agricolo ed a quello dell’abbigliamento, queste sì storiche eccellenze del territorio? A due mesi dalle elezioni regionali, tanti politici, imprenditori e sindacalisti hanno il dovere di un esame di fare coscienza e magari anche qualcosa in più. Come si dice, prendere atto di un fallimento e andare a casa.

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Preghiera per aspiranti politici, dirigenti, artisti, sindacalisti

Sul mondo pensa che ci sono anch’io, su questo mondo triste…..Tu, generoso, quando mi creasti, per tuo volere augusto, un destino crudele mi donasti: quel di vedere giusto. Vedo l’analfabeta, il buonaniente stimato e rispettato; l’idiota fa carriera più repente: diventa letterato! Quanti t’hanno pregato con fervore: …Dio mio, fammi morire!” Io non ti chiedo questo grande onore, ma…..fammi rincretinire.

Eduardo

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Zeppole, pizzelle e politica

La battuta  sulle primarie da fare il 24 dicembre, tra una zeppola ed una pizzella è una delle cose più tranchant che già fa traballare il neosegretario del PD, Enzo Amendola. Ma Enzo De Luca ha detto tante altre cose che è il caso di (ri)ascoltare con attenzione. Su radiopuntonuovo.it

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Passato e futuro

Dopo 29 anni, ci sono due modi per ricordare la tragedia del terremoto. Il primo è legato al dovere di conservare la memoria per le migliaia di morti che vi furono. Il terremoto deve continuare ad essere parte della nostra storia, evitando che il trascorrere del tempo faccia prevalere un senso di indifferenza, trasformando questa giornata in un rituale di corone deposte e nulla più.

Il secondo modo per ricordare il 23 novembre 1980 è quello di fare un bilancio del tempo trascorso. Dopo quasi trent’anni, l’Irpinia è certamente una provincia migliore: più moderna, più ricca, progredita. Qualcuno sostiene che siamo il nord del sud d’Italia. È vero: rispetto ad altre zone della Basilicata, della Calabria, della stessa Campania, siamo messi molto meglio. Era il minimo che potessimo sperare di ricevere, dopo gli investimenti pubblici e privati del dopoterremoto. Ma è anche vero che si sarebbe potuto, sia ieri che oggi, fare di più: spendere meglio, ma soprattutto mettere in campo idee, progetti innovativi.

Oggi l’Irpinia è una provincia a metà strada, proprio come le opere rimaste incompiute, buone solo a riempire le pagine dei discorsi di qualcuno. Uno dei simboli del 23 novembre di oggi e di 29 anni fa, è il Corso di Avellino: la sua pedonalizzazione, il nuovo aspetto, rappresentano la voglia di cambiare in meglio; ma c’è anche la ricostruzione rimasta a metà, quei buchi neri che sono un pugno nell’occhio ed anche la prova che l’egoismo, l’incapacità di pochi impedisce alla maggioranza di vivere in maniera migliore.

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Il dito nella piaga

Secondo il giudizio quasi unanime dei cronisti e delle parti sociali, il Ministro Sacconi, ieri ad Avellino,  ha mostrato una certa lontanza (diciamo così) dai problemi della nostra provincia. Ma nell’intervista che ha rilasciato prima del convegno, Sacconi ha detto una cosa importantissima, rivolgendo un’accusa sacrosanta alle Regioni ed alle stesse parti sociali: la formazione professionale serve solo per far guadagnare qualcosa all’esercito di tutor e docenti. Chi sono questi tutor e docenti, come e da chi sono scelti, è un segreto di Pulcinella non più tollerabile, se si pensa che la formazione professionale è in parte pagata dai lavoratori con le trattenute in busta paga. La formazione professionale è uno dei principali banchi di prova per verificare la buona fede e le buone intenzioni di chi si candida a guidare la Regione Campania, ma anche dei rappresentanti di imprese e lavoratori, che sono parte integrante di questo sistema.

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Precisazioni \ 2

A dire la verità mi dà anche un po’ fastidio che altri continuano a scopiazzare le cose che ho pensato e scritto.

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Perchè non sia solo un blablabla

Nei suoi primi mesi di attività, l’amministrazione provinciale di Avellino ha avuto un merito indiscusso: si è impegnata innanzitutto per raggiungere due obiettivi, ristabilire il dialogo sociale con imprenditori e sindacati, e rilanciare la sfida delle infrastrutture sul nostro territorio. È evidente che siamo dinanzi a due sfide condivisibili, ma anche difficili da affrontare. Dal convegno di domani con il ministro Sacconi, è lecito attendersi alcune risposte doverose che il Governo, più che la Giunta Sibilia, deve dare al nostro territorio: innanzitutto è bene chiarire, una volta per tutte, cosa si può e si vuole davvero fare per rilanciare l’occupazione nel Mezzogiorno. Messo da parte il credito d’imposta, le imprese si ritrovano da quasi 10 anni senza nessun incentivo statale per assumere nuovi dipendenti. Il massiccio ricorso degli ultimi mesi alla cassa integrazione rischia poi di scatenare effetti perversi, proprio come quelli del reddito di cittadinanza voluto da Bassolino: semplice assistenzialismo a termine, che magari è meglio di niente, ma che di certo rinvia e non risolve il problema del lavoro. Mettendo da parte i proclami, le promesse e gli errori di amministratori e parti sociali, all’Irpinia serve innanzitutto una operazione verità: Governo di centrodestra e Regione di centrosinistra, ed anche Provincia e Comune capoluogo, dicano senza più riserve qual’è la reale situazione, quali progetti si possono davvero realizzare, e quali sono invece poco più di un libro dei sogni. Da 30 anni si sente parlare della lioni- grottaminarda, una strada che nemmeno si sa chi debba fare. Da tre anni parliamo della piattaforma in valle ufita, un progetto che non è mai stato inserito nel piano territoriale regionale. Ed infine, da oltre un anno, nessuno sembra dire le cose come stanno negli stabilimenti fiat della campania, comrpesa la fma: zero euro stanziati da torino per investimenti; che la dicono lunga sulle intenzioni dell’azienda per il futuro delle fabbriche meridionali. Dinanzi a questo quadro allarmante, è forse giunto il momento di una reazione, da parte dei nostri politici e delle parti sociali. Così come spesso ci ripetono, fatti e non solo parole.

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Precisazioni

Ho una esigenza. Quella di affermare che le uniche cose riferibili alla mia persona, alle mie responsabilità innanzitutto morali, sono quelle che dico e che scrivo firmandole con il mio nome e cognome: Gaetano Amato. Non  attribuitemi più opere, omissioni, scritti pensieri altrui. Soprattutto quelli troppo sgrammaticati. Quando ho un dubbio sul congiuntivo, io mi rifugio sul discorso diretto.

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